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maggio 25, 2004

Republic.com

republicdi Sunstein Cass R.

La personalizzazione dell'informazione risponde sempre più a logiche di marketing, all'individuazione di nicchie di possibili consumatori più che a quelle civiche e politiche della corretta informazione di un'opinione pubblica. Forze centrifughe verso spazi virtuali sempre più frammentati e disconnessi svuotano quel luogo ideale di confronto che è la sfera pubblica, il cuore della democrazia. E come può una società elaborare qualcosa di comune (valori, scelte, visioni del mondo) se ognuno, come al supermercato, può approvvigionarsi di idee come e quanto vuole in una indisturbata solitudine priva di dialogo? L'autore con questo saggio intende "aprirci gli occhi" su una questione scottante.

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Recensioni

Republic.com di Cass Sunstein è un bel libro, che cerca di capire come potrebbe cambiare l'atteggiamento delle persone nei confronti dell'evoluzione dei media e che pone uno stimolante interrogativo che poi è anche il sottotitolo: “Cittadini informati o consumatori di informazioni?”

La tesi di Sunstein è sinteticamente questa: la personalizzazione dei media, possibile anche e soprattutto attraverso la Rete, lascia sempre di più le persone con le loro preferenze e ideologie attuali e li allontana da opportunità di confronto con idee diverse dalle loro.

Questo tema è molto ben argomentato su Republic.com, un testo agevole ed interessante, che dichiara esplicitamente la sua visione “repubblicana” della Rete, specie sugli aspetti legati alla regolamentazione e alla limitazione della libertà assoluta che, solo apparentemente, può essere invocata come pura espressione del Primo Emendamento della Costituzione americana.

L'arguta considerazione di Sunstein è che il favorire esclusivamente gli interessi delle persone nella veste di consumatori, rischia di intaccare negativamente la vita di ognuno al momento in cui assume la veste di cittadino. Intrigante il passaggio in cui si sottolinea come la libertà non è solo la soddisfazione delle proprie preferenze, ma la possibilità di avere tali preferenze, sviluppandole possibilmente dopo l'esposizione ad un'adeguata quantità di informazioni e ad una vasta gamma di opzioni.

In questo senso, Republic.com rivaluta quelli che definisce “intermediari di interesse generale”, ossia giornali, riviste, emittenti radio e TV, perché svolgono una funzione sociale nel far vedere anche argomenti non strettamente legati alle specifiche preferenze e convinzioni di ogni singolo individuo.

Invece, le opportunità che si prefigurano nei prossimi anni e che prevedono la possibilità di personalizzare le informazioni a cui si vuole essere esposti, rischiano di creare delle gabbie dove apparentemente si riceve ciò che si vuole, ma che non consentono più di poter valutare oggettivamente cosa è giusto desiderare.

La conseguenza potrebbe essere una rischiosa frammentazione che vedrebbe una crescente contrapposizione di gruppi distinti di persone, le quali accentuerebero sempre più le loro convinzioni finendo per capirsi sempre meno con membri di altri gruppi, accrescendo di fatto gli estremismi a tutti i livelli.

In realtà, non credo che le pur sofisticate opzioni di personalizzazione degli anni a venire permetteranno (consciamente o meno) di isolarsi del tutto dal resto dei flussi di comunicazione e di informazione. Però la questione sollevata è reale e pone interrogativi forti.

Ad esempio, a me capita spesso di sentire il bisogno di girare a zonzo per la rete; di dimenticare di avere memorizzato decine di siti tra i preferiti o dei blog nell'aggregatore. Una sana e salutare serendipity che Sunstein vorrebbe addirittura rendere obbligatoria, ipotizzando anche degli specifici criteri governativi che regolamentino i media ed in particolare internet, attenuando il concetto di “regolamentazione” che, a suo dire, viene troppo spesso scambiata per una limitazione dei diritti dei cittadini.

Cosa piuttosto rara da leggere, Republic.com si conclude con una serie di proposte operative che l'autore ritiene possano contribuire a limitare il fenomeno del progressivo isolamento culturale dei cittadini. No le sto a riportare (altrimenti che gusto c'è poi a leggere il libro) ma ritengo che possano essere uno spunto interessante per capire un punto di vista (dichiaratamente conservatore) sull'evoluzione della comunicazione che verrà.

Posted by: Mauro Lupi at 25/mag/2004 16:16:35

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