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gennaio 29, 2005

Il sogno europeo - Jeremy Rifkin

Ilsognoeuropeo_1Il Sogno americano, figlio del mito della frontiera e modello di vita per molte generazioni di diversi paesi, è in netto declino. Prometteva il benessere materiale in cambio del sacrificio e della disponibilità a rischiare, mentre oggi negli Stati Uniti si lavora sempre di più ma si è pagati sempre di meno, il tempo non basta mai e le speranze in un futuro migliore sembrano dissolversi. Intanto, secondo Rifkin, in tutto il mondo si sta affermando un nuovo sogno - il Sogno europeo - che privilegia lo sviluppo sostenibile, l'integrazione sociale, la responsabilità collettiva. In questo libro Rifkin indaga nella storia culturale, scientifica e artistica del Vecchio continente per scoprire le radici di questo Sogno europeo.

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Recensioni

Splendido! Un altro grande libro di Rifkin che ormai seguo da "L'era dell'accesso" del 2000. Un saggio sullo stato dell'arte dell'evoluzione europea verso un super-stato di concezione innovativa, che l'autore analizza dettagliatamente nel contesto globale rapportandolo, in particolare, con gli Stati Uniti ed il relativo "sogno americano".

Come al solito, Rifkin propone un testo scorrevole ma profondo, che va dritto alle considerazioni con il supporto di numerose fonti esterne. Lo fa però evitando la mera referenzazione ma integrando in modo organico cifre e testimonianze di provenienza diversa: indagini e ricerche di mercato, pensieri di filosofi e scienziati, studi economici e accademici. Decisamente di spessore è anche l'inquadramento storico della sua analisi che verifica in modo sintetico ma efficace l'evoluzione continentale sin dal 1300.

È difficile condensare i temi del libro tanti sono gli spunti e le considerazioni che emergono, ma il tema principale è l'esaltazione della direzione intrapresa dall'Europa nel suo processo di integrazione e di creazione di uno stato basato su principi di valore profondo. La costituzione europea, secondo l'autore, sancisce principi fondamentali quali l'integrazione, il rispetto della natura, il rispetto delle minoranze (tanto per citarne alcuni dei più rilevanti). Principi che dovrebbero essere da esempio per l'intera umanità, nella speranza che essa possa intraprendere un rinnovato percorso verso uno sviluppo veramente sostenibile.

Rifkin è ovviamente consapevole che si tratta di un progetto ambizioso e giustamente parla di "sogno europeo". Ma la direzione convinta degli europeisti potrebbe, a suo dire, guidare il mondo verso un futuro meno nebuloso di quello che ci appare adesso, direzione peraltro necessaria e urgente visti i rischi di sconvolgimenti naturali e sociali ben evidenziati anche nel libro.

Forse in qualche tratto l'autore si lascia prendere la mano dal "sogno" e dall'enfasi tipicamente "stars & stripes" aggiungendo, a mio dire, anche un po' di esterofilia. Pur essendo americano, Rifkin passa molto tempo in Europa ed il suo rapporto con in vecchio continente è quello che negli ultimi anni mi è capitato di incontrare in altri suoi concittadini: quel misto di ammirazione e di consapevolezza nel constatare quanto le diversità con gli USA facciano emergere tante crepe nei principi del "sogno americano". A partire dal mondo del lavoro che, generalmente, mostra come in Europa si lavora per vivere mentre negli USA si vive per lavorare.

Gli ultimi anni, dall'11 settembre in poi, hanno poi visto emergere negli Stati Uniti una inedita consapevolezza del fatto di non essere più visti come lo Zio Sam, come il gigante buono e forte in grado di guidare il mondo. Lo so, non è mai stata questa l'opinione di gran parte del mondo, ma molti americani hanno creduto lo fosse. In ogni caso, è successo diverse volte anche a me di ricevere richieste da parte di americani sul come sono considerati gli Stati Uniti in Europa, esternando spesso la preoccupazione di essere visti solo come guerrafondai e identificati con la sola politica estera.

Questo dimostra una voglia, seppur limitata e proveniente dalla parte di estrazione democratica, di mettersi in discussione e di riconsiderare il "sogno americano". Devo dire invece che determinati valori quali l'individualismo e l'indipendenza rimangono del tutto radicati ed è ciò che anche Rifkin sottolinea più volte.

Ok, torniamo al libro e a questo indubbio fascino che ha il progetto europeo. Rifkin ne approfondisce i risvolti legislativi (una costituzione per la prima volta sovra-nazionale) ma soprattutto gli obiettivi che attualmente sono poco più che una dichiarazione di intenti, peraltro a volte piuttosto utopica (questo l'autore non lo sottolinea, forse sottintendendo il fatto che in fondo si parla di un "sogno"). L'attenzione è quindi per l'intenzione europea di puntare ad un'economia sostenibile, che rispetti le minoranze e l'ambiente, oltre ad un'integrazione con la natura intesa nel suo complesso e non solo vista come elmento da conquistare e sfruttare. Tali propositi, oltre che nei progetti costitutivi, sono ben radicati nell'opinione degli europei, come emerge da numerosi studi e indagini portati a suffragio. Studi che mostrano il popolo americano pensare molto diversamente su quasi tutti i temi analizzati da Rifkin (attenzione per l'ambiente, interesse per le minoranze, limitazione del consumismo, apertura verso altre culture, ecc.).

Da europeo vivo con eccitazione le opportunità di integrazione continentale e mi identifico abbastanza nei principi del progetto costituzionale europeo, pur considerandolo un momento teorico che sarà lungo da far divenire realtà. Quelli che Rifkin vede come problematiche legate al "sogno europeo" sono essenzialmente queste: la capacità di reggere alla prova del tempo, la necessità di un maggiore responsabilità personale pur guidata da interessi comuni, ed una forte sentimento di speranza nel raggiungere gli obiettivi che guidano questo sogno. Non a caso, tre elementi che hanno alimentato e sorretto il "sogno americano", almeno fino ad oggi.

In definita, "Il sogno europeo" offre una lucida immagine dello scenario internazionale attuale, trattando con profondità il versante europeo ed il confronto con quello nord americano. Una grande lezione anche per chi, come il sottoscritto, è nato con una immagine gloriosa del "sogno americano" e che da tempo si trova ad analizzarlo in modo senz'altro critico e soprattutto può confrontarlo con un seppur ancora ipotetico "sogno europeo".

È già da tempo che avendo l'opportunità pressoché quotidiana di relazionarmi con gli Stati Uniti, cerco di cogliere le diversità con spirito critico e con curiosità. Ha decisamente ragione Rifkin quando conclude che probabilmente i due sogni potranno trovare un compimento adeguato ai tempi solo se sapranno apprendere l'uno dall'altro, mediando realtà ed utopie.

Posted by: Mauro Lupi at 29/gen/2005 10:14:06

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