Degli americani adoro la sintesi, la capacità di arrivare al punto in poche battute senza necessità di fronzoli linguistici. Un esempio di ciò che intendo è il primo post di Denny Hastert, il Presidente della Camera statunitense, nel suo blog aperto da alcuni giorni:
This is Denny Hastert and welcome to my blog. This is new to me. I can’t say I’m much of a techie. I guess you could say my office is teaching the old guy new tricks. But I’m excited. This is the future. And it is a new way for us to get our message out.
Hastert poi segnala che prevede di scrivere principalmente di responsabilità e di energia (dichiara subito che vuole portare le raffinerie negli USA) e poi conclude:
Looks like this old guy can still learn a thing or two. Until next time . .
Non mi avventuro in analisi politiche che non proprio sono il mio forte, ma alcune considerazioni volevo farle.
Innanzitutto il “this is the future” che in un certo senso risponde all'attacco di Forbes ai blog.
E poi la considerazione semplice, magari retorica, ma ugualmente significativa: “Looks like this old guy can still learn a thing or two”. Questo vecchio ragazzo che ha voglia di imparare e capisce che l'ingresso nella blogosfera permette anche di ascoltare e quindi di capire.
Non so voi, ma io vorrei vivere in un paese dove (anche) il Presidente della Camera abbia un blog, accettando pure che non siano attivi i commenti (come peraltro in quello di Hastert). Vorrei capire meglio i punti di vista delle persone che mandano avanti il paese. Vorrei che fossero costretti a non potersi rimangiare le loro parole quando gli pare. E la cosa non riguarda solo i personaggi politici.
È un'idea che ultimamente mi passa spesso per la testa: la necessità di forzare la mano alle persone che contano costringendole a mettersi in gioco. Il sogno sarebbe un'iniziativa del tipo “adotta una mente”, ove persone con qualche skill tecnologico ed un po' di competenze strategiche sulla blogosfera aiutino e supportino quelle che ho chiamato “menti” ad aprire un blog. Per “menti” intendo da una parte figure con responsabilità istituzionali (e qui mi faccio poche illusioni), dall'altra quelle persone di spessore che possano sviluppare un dialogo ad alti livelli ma concreto nel contempo, per contribuire a dare una senso ad una nazione che sta perdendo identità. Parlo quindi di statisti, filosofi, accademici, scienziati, giornalisti, intellettuali, ecc. Persone tipicamente “in età” da cui ritengo possiamo imparare moltissimo e che invece non trovano più spazio sui media tradizionali e sono lontani da quelli digitali, con la conseguenza di non riuscire a stimolare il dibattito sui temi di cui ha bisogno il paese. Una proposta del genere l'ho fatta qualche giorno fa ad un grande uomo di pensiero, offrendogli gratuitamente la gestione di un suo blog. Chissà se riescoa stimolare qualcosa.
Va constatato invece che ciò che scatena discussioni e confronti sono Celentano (via TV) e Grillo (via blog). Nulla di male, ovviamente; anzi, vorrei altri momenti come questi, on e off line. Ma occorre rendersi conto che sono comici e cantanti a stimolare il dibattico politico (e qui uso “politico” nel sui significato più ampio).
Ha scritto Ostellino la settimana scorsa in un editoriale da prima pagina sul Corriere della Sera (c'è anche online):
Un Paese che trasforma Adriano Celentano in un “maestro del pensiero” e fa di un varietà televisivo un caso politico farebbe bene a riflettere seriamente sul livello - davvero miserevole - della sua cultura politica e del tasso di serietà, anch'esso davvero basso, della competizione fra le forze che se ne contendono la direzione.
E mi sembra che anche Stefano si ponga il problema chiedendosi: “come è possibile dare spazio mediatico alle risposte dei valvassini?”. Uno spazio, aggiungo io, che vada oltre l'ormai banale semplificazione dove tutto può essere solo rock oppure lento.

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