Beppe Grillo a teatro o in televisione mi piace e mi diverte. Beppe Grillo on line mi piace meno ma indubbiamente è un fenomeno importante e positivo. Importante per i numeri di traffico che sviluppa (sul bluff dei link torno più avanti) che hanno raggiunto cifre rilevanti: un paio di mesi fa da Nielsen abbiamo verificato circa 700 mila utenti unici al mese; ed è positivo per la visibilità che sta dando al fenomeno dei blog.
Le invettive che arrivano dai post di Grillo stanno contribuendo a creare un nuovo (per l'Italia) modo di dibattere su temi sociali, politici ed economici. La maggior parte dei suoi proclami non li condivido, almeno nel modo in cui sono posti. Ma trovo interessante che esistano degli hub dove qualcuno, pur solo attraverso strali provocatori, stimoli altri a pensare, a reagire, a dire la propria. Purtroppo, per ora c'è solo lui che ha la capacità di far succederere questo su un'audience rilevante, ma questa è un'altra storia.
Non so se accetterà (o se qualcuno gli segnalerà mai questa cosa), ma vorrei fare un regalo a Beppe Grillo, e cioè la frase Power to the Keyboards, che penso si adatti bene a quello che scrive lui e a quello che sta cercando di far succedere. È un nome che mi volevo tener buono per un'occasione importante e un paio di anni fa lo proposi ad un gruppo editoriale d'avanguardia, ma era troppo presto... Quindi Power to the Keyboards potrebbe essere il modo di rappresentare che le tastiere delle persone, dei cittadini, possono diventare una forma di potere. Potere di sviluppare discussioni, di far emergere le verità che i media tradizionali non riescono (o non vogliono) pubblicare. Beppe, se ti piace il nome, utilizzalo pure a tuo piacimento.
Che le tastiere, i blog, la Rete, stiano cambiando le regole del mondo dei mezzi di comunicazione è evidente. Però gli assunti di uno dei suoi ultimi post, L'albo dei Blogger, sono premonitori di qualcosa che non succederà mai, almeno nella forma assolutistica secondo cui, scrive Grillo, i vecchi media scompariranno e che la credibilità è tutta basata sui link che si ricevono.
Poi ci si mette anche Casaleggio, che è di fatto il mentore del Grillo-blog, che pubblica il suo report La Blogosfera e i Media commettendo l'errore piuttosto comune di enfatizzare la pur intrigante rilevazione fatta da Technorati sul rapporto tra link che i blog riservano ai media tradizionali rispetto a quelli destinati ad altri blog. Non entro nei dettagli tecnici, ma evidentemente non è un parametro affidabile e lo spiegano bene a anche Paolo Valdemarin e Giuseppe Granieri che lo bocciano severamente (Hey, loro sono mooolto credibili secondo Technorati, come la mettiamo?).
L'ultima vosta che ho incontrato Sifry di Technorati è stato a dicembre, nei loro uffici di San Francisco ed abbiamo parlato al volo anche di questo, della futilità di tali classifiche (almeno quelle fatte con le metriche attuali) e di come pure in Technorati non le prendono particolarmente sul serio.
Anche in Ad Maiora abbiamo pubblicato a novembre alcuni PDF riportando i dati di Technorati, ma evidenziando la crescita dei blog per quantità e soprattutto per numero di post.
È sempre più difficile misurare la credibilità, e un numero assoluto non basta. Quando voglio capire l'importanza di un blog, io ad esempio non mi fermo a Technorati, ma trovo interessante guardare gli iscritti a Bloglines, ossia le persone che usano questo lettore di feed RSS e che sicuramente leggeranno i post dei blog ai quali si sono iscritti; c'è forse da pensare che gli utenti di Bloglines siano più geek della media, ma può essere comunque un paramentro utile. Su Bloglines, ad esempio, ci sono 310 iscritti al blog di Grillo, contro i 156 di Granieri, i 180 di Valdemarin. Il mio blog non è messo male con 165 iscritti.
È uscito un post più lungo di quando prevedevo, sorry. Speriamo che il regalo Power to the keyboards arrivi e che sia apprezzato. Basta il pensiero, no?
Technorati tags: Beppe Grillo, Casaleggio, Paolo Valdemarin, Giuseppe Granieri











