Sdeng! Google mi bacchetta.
Leggo adesso che Stefano Hesse di Google ha replicato ad un passaggio della mia intervista su VisionBlog. In particolare definisce inesatta e non corrisponde a realtà questa mia affermazione:
Non dimentichiamo che l'obiettivo di Google, così come quelli di ogni publisher e network che applicano il modello "pay per click", è quello di vendere più visite possibili e di monetizzate più keyword possibili. L'inserzionista ha quindi bisogno del supporto di un'agenzia che stia dalla loro parte, e non da quella interessata dei motori di ricerca. Insomma: fareste pianificare la vostra campagna pubblicitaria in TV da un dipendente di Mediaset o di Sipra?
Mi interesserebbe molto conoscere le vostra opinioni. Il tema è quello della disintermediazione dei servizi pubblicitari. Riuscirà Google a cambiare le regole, le figure professionali e quindi i rapporti tra media e investitori pubblicitari?
Stefano scrive che il team di Google è
non solo quello maggiormente esperto di search marketing, ma, evidentemente, anche quello meno interessato a tutto cio' che non sia il puro risultato positivo per il cliente finale
Mi ha ricordato un bel post di Bambi Francisco, la popolare giornalista di CBS MarketWatch, che scrive dei True Colors di Google:
[...] when starting a business, one has to know whether they're doing it because they want to change the world in a good way, or because they want to make money. It's one or the other, not both. He is right. We often have lofty goals. We often remind ourselves of them, as Google does of its own. But more often than not we fail to achieve them. The world changes us far more than we can change it.
Il post prende spunto dalla querelle cinese di Google ma, allo stesso modo, aiuta secondo me a riflettere in merito all'obiettivo di porsi come solutore completo per gli investitori pubblicitari. Sarebbe uno scenario quantomeno innovativo quello in cui gli inserzionisti potrebbero trovare un one-shop, con il team maggiormente esperto di search marketing tutto per loro, che pensa solo al loro ROI, che suggerisce solo le keyword che funzionano e scoraggia di usare le altre. Chissà...
Ovviamente l'obiettivo di qualsiasi azienda (agenzia o editore che sia) è quello di portare risultati positivi ai clienti, non solo di Google (in effetti, non ho mai sentito nessuno affermare il contrario. ;-) Il punto è se Google riuscirà a mantenere questa impostazione pur ponendosi sul mercato coprendo teoricamente la filiera completa delle figure professionali normalmente distinte, oppure come scrive Zawodny di Yahoo!: Has Google Lost Its Soul?
E non ne faccio una questione di qualità delle persone che lavorano in Google (non volevo dire questo, mi scuso se ho dato questa impressione), ma di posizione sul mercato che, al momento in cui copre più aree attigue, mi solletica comunque delle preoccupazioni. Nel caso specifico una preoccupazione interessata, perché la mia azienda opera per una parte proprio in una di queste aree. Tanto poi saranno sempre i clienti a decidere, no? ;-)
Con immutata stima (per Google e le sue persone)
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