Ancora una volta: “Senta Lupi, possiamo fare una cosa virale? Che serve, un video? Qualcosa dovremmo avere già pronto... Ma poi quanti milioni di utenti lo scaricheranno?”
Una volta c'era il “va bene questa brochure per fare il sito?”. Poi si passò al “quanto tempo ci vuole per stare al primo posto su Altavista con la parola computer” (Google ancora non c'era). Ora si è arrivati al “se po' fa' 'na cosa virale?” (nota: il romanesco è ormai alternato - in tutta Italia - agli inglesismi, per indicare una cosa sssspecìale). Internet continua ad essere sempre e solo considerata come un posto dove poter escogirate la furbata di turno che poi si propaghi naturalmente. Ora tocca ai video virali. Ma questo virus, si riesce ad attaccare davvero?
Chi si è divertito ad analizzare i 100 video più popolari su YouTube, rivela che solo il 7% riguarda contenuti pubblicitari (spot e non). Anche BusinessWeek mette in guardia sulle effettive possibilità di generare interessere e catturare attenzione attraverso i video virali.
Il punto è che i successi repentini di alcuni, fanno sembrare le cose così semplici... Purtroppo sono, quasi sempre, difficilmente replicabili. La vera sfida, è cercare di lanciare iniziative inedite. Ricordate l'Oceano Blu?











