Non mi pare di aver letto ancora nulla in giro a proposito dell'interessante evento "The Future of Marketing" organizzato da Business International in collaborazione con Google e UPA tenutosi a Milano la scorsa settimana. E allora ho pensato di pubblicare quanche riga che mi ero annotato.
A fare da base all'incontro c'è stata la presentazione di una ricerca realizzata dall'Economist Intelligence Unit che ha intervistato 200 senior manager in tutto il mondo a proposito del marketing digitale. Poco efficace, a mio parere, il fatto che la ricerca è stata presentata "a pezzi" intervallata dalle tre tavole rotonde oggetto dell'evento. Il risultato è stato un certo calo di attenzione e la perdita del "filo" della ricerca, probabilmente anche per l'approccio decisamente rilassato di chi l'ha presentata.
Da Alberto Macciani, direttore marketing di Unilever Personal Care, sono venuti degli spunti interessanti e molto concreti, tra i quali il fatto che l'utilizzo di strumenti di marketing digitale e, ancora più in generale, di comunicazione innovativa, sono riservati a quelle marche che "hanno qualcosa da dire". In questo caso, l'uso di internet, del social marketing, ecc. ha senso quando il consumatore si "appropria" della marca. Macciani ha quindi annunciato che a marzo sarà disponibile un nuovo prodotto nell'area personal care, per il quale la metà del budget di comunicazione sarà speso online, in particolare per campagne viral.
Ho invece trovato di segno opposto l'intervento di Daniela Gibolli, responsabile PR per L'Oreal, la quale ha sottolineato a più riprese il loro forte impegno nel far passare dei messaggi di comunicazione che puntino a far percepire esattamente quanto l'azienda vuole dire ed i valori espressi dai loro prodotti. Insomma un approccio che mi sembra ancorato sui valori tradizionali del "controllo".
Dirompente come suo solito, Guerino Delfino, presidente e CEO di Ogilvy Italia, è andato giù diretto: la comunicazione aziendale e la pubblicità non devono più esplicitarsi in una corsa alla conquista di spazi media; l'unico atteggiamento che può funzionare, soprattutto riguardo alla Rete, è il dialogo con le persone. Il processo di digitalizzazione di tutti i media, ha continuato Delfino, mette in risalto due aspetti: la rilevanza, che costringe i produttori di contenuti (compresi quelli pubblicitari) a badare al loro reale valore e significato per le persone, ed il fatto che tali contenuti saranno sempre più on-demand, smontando di fatto concetti come i palinsesti ed i contesti pubblicitari come li conosciamo ora.
Delle tre tavole rotonde me ne sono persa una ma, indubbiamente, mi piace molto la formula che essenzialmente lascia la ribalta ai responsabili marketing delle aziende. Certo, qualcuno si è lasciato andare ad una stucchevole cronistoria degli "affari interni" prima di dedicare solo due parole a quello che tutti volevamo sentire, ma la struttura rimane interessante.
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