Leggo su eMarketer che secondo la ricerca "Global Content Survey 2007" condotta da Accenture, la metà dei manager di aziende media e entertainment ritiene che gli user generated content saranno il loro principale problema in termini di ricavi. Un terzo di questi però ritiene che entro tre anni potrà generare business dai contenuti generati dagli utenti, anche se il 25% non sa come questo potrà accadere.
Non sono d'accordo sul fatto che gli editori potranno contare sulla monetizzazione degli UCG. C'è una realtà importante: i contenuti che generano gli individui sono tanti e non smetteranno di diminuire. E solo per il fatto statistico che l'abbondanza spalma l'attenzione, chi produce contenuti per mestiere, troverà una quantità di competitor che oggi è ancora marginale.
I media riusciranno a inglobare tali contenuti "dal basso" in gabbie pubblicitarie? Mah, non ne sono molto convinto. Anche perché cambiano le metriche che originano tale contenuto: non è più materiale prodotto e remunerato per denaro ma per mille ragioni diverse, che vanno ricercate nelle individualità delle decine di milioni di persone che pubblicano qualcosa sul web.
Piuttosto, vedo proliferare delle operazioni che creano delle vetrine, dei palcoscenici per chi ha voglia di prudurre contenuti. Quello che si baratta è la visibilità per l'autore in cambio di materiale utile per confezionare un prodotto editoriale brandizzato da qualche azienda che tipicamente NON fa l'editore di mestiere. Luisa Carrada ne segnala un paio interessanti: Coop for words e un vino che allega mini racconti noir sulle bottiglie.
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