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Tracce umane ovunque / parte seconda

Lo spunto della prima parte di questo post è stata l'apertura ai commenti nelle notizie pubblicate su Google News, l'ennesimo spazio a disposizione delle persone che contribuisce a sviluppare lo scenario che ho definito “human content everywhere”. Il problema è che gli user generated content, specie quando vanno ad alimentare i commenti nei blog, scadono qualche volta in toni scurrili, offensivi e oggettivamente di scarso significato.

Alcuni lo chiamano “rumore”, altri lamentano quella che a loro pare una scarsa qualità dei contenuti presenti sui blog; c'è poi chi scade in derive generaliste secondo cui internet dovrebbe essere chiusa del tutto perché piena di robaccia. Paolo pensa che in taluni casi potrebbe aver senso chiudere del tutti i commenti e, in effetti, a leggere sfilze interminabili di insulti e offese ci si domanda che valore possano avere.

Io non ho risposte definitive, cerco però di costringermi a guardare alle persone dietro i contenuti. E penso a situazioni simili fuori dalla Rete. È come andare allo stadio con i propri figli e trovarsi in mezzo a tifosi esagitati che sfoggiano bestemmie come coriandoli. Come si fa in questi casi? Se si è “di bocca buona”, meglio vedersi la partita in TV, altrimenti si cerca di tollerare, magari scegliendo un settore dello stadio con meno probabilità di beccare ultras troppo ultra. Che ne dite, sta in piedi il paragone?

Forse dobbiamo sviluppare nuove metriche di giudizio sui contenuti online, perché fino ad oggi semplicemente non esistevano tutti questi contributi sviluppati da persone qualsiasi. Occorre anche una nuova diplomazia per gestire le situazioni più difficili ed un rinnovato concetto di responsabilità. I gestori del blog per primi devono chiarire (ed applicare) le regole su come vengono gestiti i commenti e, nel contempo, devono sviluppare un ambiente che favorisca una conversazione civile. È come avere ospiti e accoglierli in una casa disordinata: come biasimare l'ospite che si allunga sul divano e che magari si toglie pure le scarpe?

In ogni caso, la domanda che trovo fondamentale è: vogliamo davvero una Rete fatta solo di persone pettinate? O vogliamo anche i calvi? Hey, siamo disposti ad accettare i capelloni, i rasta ed i tatuati? Su questo non ho riserve: che tutti possano sempre esprimersi anche nel modo più sballato del mondo. Per questo sono disposto ad accettare il conseguente inevitabile rumore, imparando nel contempo a sviluppare atteggiamenti e tattiche che possano attenuare il problema. Sono confidente sull'intelligenza umana e sul conseguente sviluppo di un'etichetta diffusa. Ci vorrà un po' di tempo e pazienza, ma ne vale la pena.

D'altronde quale sarebbe lo scenario contrario? Sottostare a regole che dividano tra buoni e cattivi? Definire delle leggi sui comportamenti da tenere su internet? No, per favore, no. Il buon senso non è mai stato legiferato, che sappia io.

In ogni caso il problema del rumore resta, in particolare a riguardo dei commenti sui blog. E allora? Mi sa che ci vorrà una terza parte (prometto, sarà l'ultima ); stay tuned!

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