Oggi ho fatto un salto alla presentazione del 3° Rapporto sul mercato dei contenuti digitali (e-Content 2008), realizzato da Confindustria insieme alla Presidenza del Consiglio dei Minisitri (Dip. Innovazione e Tecnologie) con la collaborazione di Netconsulting.
Mi pare sia l'unico studio che fotografa il mercato dei contenuti digitali in Italia, offrendo uno spaccato completo sulle diverse sfaccettuature di questo settore, compresi i modelli economici e la tipologia degli operatori che vi operano.
I numeri dicono che i contenuti digitali crescono e producono sempre maggior valore, raggiungendo 5,1 miliardi di Euro (+21% sull'anno precedente). Utile un raffronto rispetto ad altri comparti come le TLC (44,2 miliardi, +0,4%) e l'IT (20,1 miliardi, +2%) che testimoniano l'accelerazione dell'e-Content pur su valori assoluti ancora bassi rispetto agli altri due comparti qui citati.
Giancarlo Capitani, A/U di Netconsulting, nel presentare il Rapporto ha più volte sottolineato la rilevanza della pubblicità online che qui viene accreditata di circa 800 milioni nel 2008 e che nel 2009 supererà il miliardo di Euro, diventando quindi il terzo media pubblicitario dopo TV e stampa. Certo, a me continua a stupire osservare che il fatturato complessivo della pubblicità online in Italia è praticamente equivalente a quello del mobile entertainment (essenzialmente loghi & suonerie)...
Capitani ha concluso il suo intervento evidenziando che se da una parte l'intero settore dei contenuti digitali inizia a sentire forte l'impatto dei contenuti generati dagli utenti ed il loro ruolo sempre più attivo, lo stesso non si può dire delle aziende, dalle quali non arriva nessuna spinta particolare verso gli e-Content e che sembrano non cogliere affatto le opportunità ad essi connesse.
Di “qualità dei contenuti” si è parlato spesso: lo ha fatto Alberto Tripi (Almaviva) nell'aprire il convegno e poi Stefano Torda (Ministero Innovazione, intervenuto in rappresentanza del Ministro Brunetta). Però mi sarei aspettato un approfondimento del concetto di “qualità” (al di là di una ennesima "Regia"...), che trovo tutta da rinconsiderare in virtù delle nuove forme di accesso, filtro e condivisione dei contenuti digitali. Non ho ancora letto i dettagli del rapporto, ma spero che nel capitolo sulle piattaforme di accesso, si ponga il focus non solo sull'aspetto tecnologico (reti e device), quanto sui filtri ai contenuti, che ritengo il requisito necessario per affrontare il tema della qualità. Penso infatti che l'abilitare l'accesso consapevole e ordinato alle informazioni, anche attraverso la diffusione di una moderna cultura delle pratiche d'uso del digitale, sia indispensabile per far si che l'information overload sia trasformato in un elemento positivo. Nel contempo sono anche disilluso, sapendo bene che l'education in senso lato, così come nuovi i strumenti online solleticano interessi limitati; di converso, infrastrutture e hardware muovono risorse ben più corpose e quindi giù a parlare di larga banda mentre là fuori milioni di persone (e moltissime aziende, specie le PMI) non sanno usare e sfruttare neanche quella stretta.
Update (17/9): disponibili alcuni atti e documenti sul sito della Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici
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