Si chiama Vendor Relationship Management (VRM) è ed un progetto lanciato Doc Searls (uno degli autori – tra l’altro - del Cluetrain Manifesto) che nasce sotto l’egida di Harvard.
L’idea è intrigante: uno strumento tecnologico in mano ai singoli individui per interfacciarsi con le aziende, per richiedere prodotti, per gestire le comunicazioni e i propri dati in autonomia. Potrà essere un tool “personale” ma diventare anche strumento “sociale”. In pratica, l’idea mi sembra di far guidare e gestire alle persone la relazione tra aziende e consumatori (mentre fino ad oggi avviene il contrario).
Dalle nostre parti, questo auspicio sia stato salutato con un più secco “morte alla pubblicità”, almeno stando a come Antonio Tombolini ne ha presentato l’edizione italiana, con tanto di “benedizione” di Gaspar Torriero. E qui un progetto intelligente si trasforma in utopia.
Pur cercando di non generalizzare, penso che se non esistesse la pubblicità ne sentiremmo tutti una grande mancanza. Certo non rimpiangeremmo la “cattiva pubblicità” (cosa peraltro soggettiva), ma qualcosa di importante verrebbe a mancare. Un mondo dove un consumatore chiede e le aziende producono è limitante. Non sempre sappiamo quello che ci serve, non immaginiamo quello che potrebbe essere realizzato. Così come verrebbe a mancare quella componente emozionale e suggestiva che acquisiscono prodotti e servizi per come e dove sono presentati, imballati, venduti.
Però il progetto VRM rimane interessante e penso potrà avere sviluppi concreti a patto che si ponga come strumento di relazione e non di conflitto. Di sicuro, non succederà domani. D’altronde, per vedere compiute alcuni degli statement del Cluetrain Manifesto abbiamo atteso quasi dieci anni e, che ci piaccia o no, penso sia lecito aspettarsi un periodo simile anche per l’effettivo sviluppo del VRM.
Tags: vendor relationship management - vrm - doc sears - cluetrain manifesto - antonio tombolini - gaspar torriero











