A casa di Stefano si sta sviluppando un bel dibattito sul tema giornalismo e blog, o meglio, tra giornalisti e blogger. Il tutto nasce da un confronto senza peli sulla lingua tra un “amico giornalista” (che poi si svela e interviene nei commenti) e Stefano e altri colleghi blogger (termine che qui uso per praticità, ma ribadisco che non considero i blogger una categoria).
Per ragioni di tempo non ce la faccio ad intervenire nella discussione, ma sto maturando un pensiero riguardo a quello che a me sembra il punto centrale, ossia l’evoluzione del concetto di “contenuti”. Se continuiamo a ragionare dal lato dei produttori dei contenuti, e quindi sui ruoli professionali o amatoriali, sulle motivazioni di chi scrive per lavoro o per fare PR, allora rischiamo di perdere di vista chi ha in mano il pallino, ossia il lettore.
Noi possiamo sbellicarci a giudicare se il lavoro dei giornalisti sia privilegiato o meno, se i blogger siano dilettanti allo sbaraglio e meno e così via (e sono temi su cui ci si arrovella da tanti – troppi – anni), ma tanto il giudice è ognuno di noi quando si mette il cappello di spettatore, di lettore, di utente.
A me pare che la richiesta di contenuti è quella che sta cambiando radicalmente rispetto anche solo a pochi anni fa. Il reportage, l’approfondimento, il lavoro di analisi giornalistica hanno e avranno sempre un valore importante, ma il problema la continua discesa del valore di mercato dei contenuti. Di tutti i contenuti.
Capisco che chi produce contenuti di professione sia abituato a rapportarsi con i valori qualitativi definiti da una redazione, da un direttore, da una linea editoriale. La Rete sta invece abituando lettori e produttori a una logica destrutturata, dove la fonte non è il principale attributo di valutazione. Lo sono invece la fruibilità, la possibilità di riuso, la sintesi, l’informalità, la multimedialità, ecc. Il tutto possibilmente gratis e in un contesto in cui c’è un’offerta esageratamente ampia; e in economia, si sa, se l’offerta eccede la domanda, il prezzo scende.
Ora non voglio commentare se tutto ciò sia giusto o sbagliato, ma solo che è ciò che sta avvenendo. Che ci piaccia o no.
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