Sta succedendo. Internet collega persone e cose da oltre 15 anni, ma ormai non è più solo comunicazione: è un flusso continuo di dati e informazioni. È un contenitore di materiale vivo, che si trasforma, che si adatta e che modifica il suo stesso contenitore. Twit, feed, stream, post: atomi di contenuti incrociati senza governo.
Prendo nota di qualche punto di luce, recente o meno, in questo magma di segnali sparsi tipici dei nostri tempi liquidi:
- “Streams vs. pages” sottolinea il lungo articolo di John Borthwick (via Stefano Quintarelli): media chiaramente non finiti, in costante evoluzione.
- “Epoca della sovrascrittura”, come la definì Gianluca Nicoletti in un convegno lo scorso anno, in cui i contenuti si sovrappongono l’un l’altro, fino a sviluppare mashup che si appropriano del concetto di arte (citofonare Maurizio Goetz che ne è un collezionista; l’ultimo? Beat it + Viva la Vida).
- Sarà poi il turno di Google Wave: quando sarà disponibile, probabilmente contribuirà a scrivere la nuova geografia del real-time, come giustamente sottolinea Alberto D’Ottavi.
- E le aziende? Beh, possono prendere spunto dalla strategia Foreverism, sintetizzata nel consueto accattivante modo dai consulenti di Trendwatching, sapendo comunque che non basta un account Twitter per entrare nell’era dei touch-point di nuova generazione.
Già nel 2003 Joe Ito riprendeva dal libro Beyond Culture (scritto nel ‘76!) i concetti di Monochronic time e Polychronic time, in cui momenti i di attenzione orientati su singoli elementi sono alternati a situazioni multi-tasking, nelle quali ci si immerge (talvolta, ci si abbandona) nel flusso di conversazioni, informazioni, dati.
I “nativi digitali” hanno sviluppato naturalmente la capacità di gestire il Polychronic time, solo che perdono spesso il contesto e quella che manipolano davvero è solamente la superficie. Gli “immigrati digitali” come me, antepongono la riflessione e la ricerca di un senso, ma poi ricorrono il tentativo (inutile e impossibile) di circoscrivere e dominare i flussi. La sfida è cogliere il meglio delle due posizioni.
Che tu sia nativo o immigrato, buona fortuna!











